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Con “Cervelli
in Movimento”
Bridges to Italy aiuta i giovani
più brillanti del Sud
Presentata la neo-costituita sede italiana dell’associazione
californiana, tra eccellenze high-tech, talenti, idee … e buon cibo
6.10- Fuga dei cervelli? No grazie, meglio parlare di "Cervelli in
Movimento": è questo il titolo dell’ambizioso programma di mobilità di
talenti tra Italia e Usa con il quale prende il via l’attività della sede
italiana dell’associazione non profit di business internazionale “Bridges to
Italy”, formalmente inaugurata lunedì 4 ottobre con un affollatissimo convegno
al Museo del Presente di Rende (Cosenza) al quale hanno preso parte oltre
duecento persone tra rappresentanti di istituzioni nazionali e locali,
dell’Università e del panorama della ricerca italiana, e soprattutto i tanti
ricercatori del Sud protagonisti di idee di ricerca, business e imprese ad alto
contenuto tecnologico pronte a fare il loro ingresso sul mercato internazionale.
Il programma, che promette di "incubare" e fare crescere le più brillanti idee
di ricerca e di business presentate da giovani del Sud attraverso un contatto
costante con il mondo high-tech americano, è stato formalmente annunciato dalla
presidente e fondatrice di “Bridges to Italy”, Bianca Dellepiane, giunta a Rende
da Los Angeles per l’occasione.
«Quello a cui puntiamo è a una vera e propria
sinergia tra Italia e America nei settori più avanzati dell’high-tech quali le
bio- e nanotecnologie, l’information technology, le energie alternative e
rinnovabili, tutti settori nei quali l’Italia ha molto da ‘dare’ in termini di
idee e contenuti scientifici», ha affermato in sede
di convegno. Quindi ha aggiunto: «Cerchiamo giovani
di talento che abbiamo voglia di dare una svolta innovativa al Mezzogiorno con
progetti di start up e business ad alto contenuto tecnologico: a loro offriamo
un percorso avanzato di formazione e parziale incubazione (direttamente negli
Stati Uniti, che comprenderà anche assistenza nella ricerca di potenziali
partner internazionali e investitori mirati».
In pratica,
una full immersion diversificata caso per caso, con strumenti che spaziano dalla
formazione avanzata di ricercatori e PhD presso realtà tecnologiche
statunitensi, alla possibilità di gestire la delicata fase di avvio di
un’impresa start-up negli USA, fino alla messa in contatto con venture capital o
business angels, ovvero i “finanziatori” di potenziali imprese. Nel 2009 i
venture capital americani hanno elargito qualcosa come 17,8 miliardi di dollari
a più di 2700 progetti ad alto contenuto tecnologico: il 51% di questi ha
riguardato la California, un Paese che ha fatto dell’high-tech il proprio
motore.
E’ quindi puntando al potenziale high-tech del Mezzogiorno come ‘motore’ per la
crescita dell’Italia che l’associazione californiana di business internazionale
fondata nel 2007 ha deciso di aprire una sede tutta italiana, destinata a
diventare un punto di riferimento stabile per i tanti gruppi di ricerca del Sud
che spesso non riescono ad ‘emergere’ perché poco valorizzati a livello
nazionale e internazionale: “Bridges to Italy può davvero rappresentare una
grande ‘vetrina’ internazionale attraverso cui non solo mettere in mostra, ma
anche dare un seguito ai migliori progetti, idee e capacità imprenditoriali dei
nostri giovani: ho grande fiducia nel valore della Calabria e dei Sud in
generale come promotori di un cambiamento che sta riguardando l’intero bacino
del Mediterraneo” ha aggiunto il neo-Presidente della sezione italiana Domenico
Quaglio.
Il convegno del 4 Ottobre ha rappresentato anche il momento per numerosi
ricercatori, gruppi di ricerca e startup italiane per presentarsi ad un pubblico
internazionale, a partire dalle storie di Stefania Mondello - la ricercatrice
siciliana già eletta quale ‘migliore scienziata italiana in America’ con il
Premio Award 2010 per i suoi studi sulla diagnosi e cura dei traumi cranici- e
Babette Pepaj - imprenditrice di origini siciliane che ha fondato la ‘top
community’ enogastronomica “Bakespace” uno dei più famosi e condivisi social
network dedicati al tema del food- fino ad arrivare a progetti di business e neo
imprese high-tech rigorosamente nostrane.
Tra essi, la calabrese “Mediterranea Ricerca & Sviluppo”, che svolge attività di
ricerca nel settore agricolo-alimentare e ambientale; la startup dell’Università
della Calabria operante nel campo dell’information technology Spintel, che ha
presentato il progetto MATISSE (Multimode Advanced Terminal and Services for
Smart Environment) grazie al quale sarà possibile controllare in remoto
-tramite applicazioni di mobile computing intelligenti e a alto risparmio
energetico- la sicurezza della propria casa o del proprio ufficio; o ancora
Dynematica, società di Rende che ha presentato il proprio software ‘Tomo3D’ per
innovare la didattica attraverso un nuovo approccio all'insegnamento delle
materie scientifiche attraverso applicazioni interattive e computer graphics.
Da oggi e per tutta la settimana, inoltre, lo staff di Bridges to Italy sarà
coinvolto in un vero e proprio ‘tour sul territorio volto a consolidare rapporti
e collaborazioni con il panorama istituzionale, accademico e imprenditoriale
della Calabria, in cui non mancheranno momenti di intrattenimento conviviale,
all’insegna di una ospitalità… tutta meridionale.
Così, accanto ad incontri istituzionali con rappresentanti dell’Università della
Calabria, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di Confindustria e dell’Ordine
dei Commercialisti di Cosenza, sono infatti previste nell’arco dei prossimi
giorni visite a luoghi simbolo della cultura enogastronomica calabrese quali
l’azienda produttrice di vini e olio “De Caro” di San Vincenzo La Costa (dove
verranno mostrati gli antichi procedimenti di lavorazione del vino), e il Museo
dell'enologia e dei liquori di Altomonte, veri esempi di eccellenza ‘locale’ per
un pubblico sempre più globale.
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