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In attesa di un
nuovo Risorgimento
03.05 - Il Risorgimento è stato quasi sempre soffocato dalla retorica. Adesso
viene visto come fumo negli occhi. Basta osservare quello che sta
accadendo attorno alle celebrazioni del 150 anniversario. Uno spettacolo
indecente.
Eppure il Risorgimento fu opera dei giovani di quel tempo: Mameli ha
composto l’inno d’Italia a soli 20 anni per morire durante la Repubblica Romana del
1849 a soli 22 anni; Ippolito Nievo a 17 anni partecipa al primo tentativo
insurrezionale. Anche Mazzini iniziò giovanissimo la sua azione per ricostruire
l'Italia. E Garibaldi? Non era certo un parruccone.
Probabilmente la pugnalata mortale all'eredità risorgimentale fu inflitta dal
voto dei comunisti all’articolo 7 della Costituzione che riconosceva un regime
privilegiato alla Chiesa cattolica. Nell’Italia nata dalla Resistenza in pratica
si abdicava alla linea della politica laica.
Massimo D’Azeglio che immaginava per l'Italia isorgimentale una confederazione
di stati sul modello tedesco, aveva spiegato come la restaurazione postnapoleonica avesse interrotto le modernizzazione e la civilizzazione
dell'Italia.
Alcuni decenni dopo, Benedetto Croce nel 1924 scriveva: .“Ci sono popoli, come
ci sono individui che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se
stessi, cioè del loro passato”.
Sarà la nausea di questi tempi il propellente che ci farà uscire dall'attuale
pantano sociale ed economico in cui siamo caduti per colpa nostra? Se diamo
retta alle parole di Nietzsche abbiamo qualche chance: “Quando un popolo è
politicamente malato di solito ringiovanisce se stesso".
(upiv)
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