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Quante volte un tag è associato ad un altro?
La pubblicità si impara su Del.Icio.Us

13.07.09 - Il tagging – l’associazione tra contenuti e parole chiave sul web – sembra non essere casuale. Modelli matematici al confine tra fisica e statistica ne replicano infatti i risultati, a partire da idee intuitive sul funzionamento della mente umana. E in futuro permetteranno di perfezionare la gestione di pubblicità e marketing online, di combattere con efficacia lo spam, e rivoluzionare il social networking. È questo che hanno scoperto ricercatori INFM-CNR e stranieri analizzando i dati di “Del.icio.us” e “Bibsonomy”. La ricerca è stata pubblicata sul numero corrente di PNAS (Collective dynamics of social annotation, PNAS 2009 106:10511-10515, 30 Giugno 2009. doi: 10.1073/pnas.0901136106).

TAGGING. Cosa “guida” gli utenti sul web, quando associano tra loro contenuti e parole chiave? Un interrogativo che interessa non solamente gli scienziati, perché risolvendolo si aprirebbe lo spazio per molte innovazioni nei servizi online. Come sistemi efficaci di protezione dallo spam (capaci di identificare le associazioni “sbagliate” di parole all’interno di email fraudolente). Oppure, servizi di pubblicità e marketing online capaci di proporre all’utente prodotti calibrati con maggior precisione. O ancora, innovazioni nei sistemi di social networking, e l’utilizzo del tagging fatto dagli utenti per catalogare enormi quantità di dati (una strada intrapresa da Google). Un passo verso la soluzione l’hanno fatto Vittorio Loreto di INFM-CNR e Università La Sapienza di Roma, Andrea Baldassarri dell’Università La Sapienza di Roma, Ciro Cattuto della Fondazione ISI di Torino, e Alain Barrat e Gregory Schehr del CNRS francese, che hanno creato un modello di tagging capace di produrre risultati confrontabili con i dati reali estratti da siti di social networking, nello specifico “del.icio.us” e “Bibsonomy”.

 

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