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Attualità    2009

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Il libro. La Cina sta soppiantando l’Occidente in Africa, con una politica finalizzata
ad acquisire materie prime, aprire nuovi mercati e cercare il supporto africano
nelle istituzioni internazionali

Africa, il continente giallo

23.05.09 - In questo decennio alle imprese occidentali è accaduto di perdere importanti commesse in Africa, soprattutto nel settore estrattivo, a favore di imprese cinesi che se le aggiudicavano con offerte fuori mercato. Quando il governo di Pechino decide che alcuni settori diventano strategici, lo stato sostiene le imprese interessate con ingenti capitali pubblici. E le materie prime, di cui l’Africa è ricca, sono il più strategico dei settori per la Cina, spiega Stefano Gardelli in L’Africa cinese. Gli interessi asiatici nel Continente Nero (Università Bocconi editore, 2009, 146 pagine, 15 euro). Nel 1993 la Cina si è trasformata da paese esportatore a importatore di petrolio. Oggi la Cina consuma il 15% dell’energia mondiale e, a differenza di quanto accade nel resto del pianeta, il fabbisogno cresce più velocemente dell’economia.

OLTRE ALLA FAME DI MATERIE PRIME, le motivazioni che hanno spinto Pechino a intensificare i rapporti con l’Africa sono l’apertura di nuovi mercati per i propri prodotti e la ricerca del supporto dei governi africani nelle istituzioni internazionali. È grazie all’appoggio africano che la Cina ha bloccato l’adesione di Taiwan all’Organizzazione mondiale della sanità, ha evitato di essere condannata presso la Commissione Onu per i diritti umani e si è aggiudicata le Olimpiadi del 2008 e l’Expo del 2010. Molti dei veicoli che circolano nel continente sono di produzione cinese e persino l’Africa ha risentito dello “tsunami tessile” del 2005, quando l’invasione di prodotti economici cinesi, nella sola Nigeria, ha costretto l’80% delle fabbriche a chiudere, facendo perdere il lavoro a 250.000 persone ...

 

 

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