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Presentato dall’Irpps - Cnr il rapporto sull’immigrazione in Italia
Le contraddizioni del Belpaese
attirano gli immigrati

23.05.09 - L’immigrazione in Italia dagli anni ‘90 del secolo scorso è più che decuplicata, nonostante la normativa tesa a regolamentarla e il basso livello di sviluppo, che dovrebbe renderci meno attraenti come destinazione. Come mai? Quali ragioni hanno determinato l’arrivo di così tanti immigrati stranieri sul nostro territorio? A questa tematica di estrema attualità è stato dedicato l’incontro di presentazione del rapporto che l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Irpps) del Cnr ha preparato nell’ambito del Progetto Europeo “Mediterranean and Eastern European countries as new immigration destinations in the European Union” (IDEA).

«Nel 1991 si contavano sul suolo italiano 356 mila residenti stranieri, pari allo 0,6% della popolazione totale» spiega Corrado Bonifazi, responsabile della ricerca. E subito dopo aggiunge: «Oggi, nel 2009, gli stranieri sono stimati in circa 3,9 milioni, pari al 6,5% della popolazione. La crescita è analoga a quella registrata in Germania negli anni cinquanta e sessanta, gli anni, per intenderci, in cui sei milioni di nostri connazionali emigrarono all’estero. Tra la Germania del dopoguerra e l’Italia degli anni 2000 ci sono tuttavia delle profonde diversità. L’economia tedesca del dopoguerra aveva un tasso medio annuo di crescita del 5,1%. Tra il 1993 e il 2005 la nostra economia è invece aumentata solo dell’1% annuo. Anche il contesto politico è profondamente diverso: nel dopoguerra i tedeschi incentivarono con accordi bilaterali l’arrivo di lavoratori stranieri; i governi italiani, invece, da quando ha avuto inizio il flusso migratorio verso il nostro paese, hanno sempre cercato di limitare il numero degli immigrati». ...

 

 

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