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Enea, neutroni e radiazione THz 07.02.09 - Viaggio tra le tecnologie innovative sviluppate dall’Enea che consentono di fornire informazioni, non altrimenti disponibili, utili al restauro, e altre che permettono perfino di riportare alla luce opere d’arte nascoste dietro manufatti costruiti successivamente nel corso dei secoli. Gli studi e le attività di diagnostica su capolavori del patrimonio artistico sono di fondamentale importanza per il lavoro dei restauratori, perché forniscono uno strumento scientifico, propedeutico all’intervento di conservazione e di recupero. Si tratta di metodologie non invasive, innocue, e che non compromettono l’integrità delle opere d’arte. Sono tecnologie adattabili ai diversi settori dell’arte, dell’architettura e dell’archeologia. Nei laboratori del Centro Ricerche ENEA di Casaccia sono state avviate, in collaborazione con l’Università di Delft (Olanda) e con l’Università della California di San Diego (Usa), attività sperimentali con metodologie diagnostiche che utilizzano neutroni. Possono essere applicate per l’individuare dipinti nascosti da muri o manufatti edilizi. In particolare, si utilizza una sorgente che irradia neutroni in direzione di un muro di mattoni, dietro il quale si vuole verificare l’eventuale presenza di un’altra opera d’arte. LA COMBINAZIONE IDROGENO NEUTRONI Questa tecnica si basa sul fatto che alcuni materiali possiedono un alto contenuto di idrogeno, come nel caso della materia utilizzata nel fondo di preparazione dei dipinti a olio. E l’idrogeno interagisce con questi neutroni. I neutroni, nel momento in cui entrano in contatto con un materiale idrogenato, subiscono una serie di urti e ritornano verso la sorgente con una diversa distribuzione, che viene rilevata con specifici strumenti. Questo fenomeno è definito “backscattering neutronico” ...
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