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Attualità 2009 |
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Quando il supergelo fa bene alle mele 31.01.09 - “Rosa Gentile”, “Durello”, “Rosetta Bianca”. Hanno nomi cortesi ed evocativi queste antiche varietà di mele del Veneto che rischiano di sparire sotto la scure selettiva del mercato e dei grandi circuiti di distribuzione. Andrebbe così a estinguersi un prezioso patrimonio di biodiversità regionale in difesa del quale si sta adoperando un team dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr, attraverso la costituzione di una criobanca, una banca del freddo, che conserverà il germoplasma delle piante di melo a -196 °C, la temperatura dell’azoto liquido. LA SCOMPARSA DI MOLTE SPECIE vegetali è uno degli allarmi lanciati dagli scienziati come conseguenza della deforestazione, dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento del suolo. Una recente stima indica che soltanto nel bacino mediterraneo sono già 34 le specie estinte, mentre ammontano a circa il 10% quelle minacciate, con punte preoccupanti in Turchia e Spagna, rispettivamente il 22% e 20%. In Italia invece ad essere in pericolo sono oltre il 5% delle specie vegetali. La tecnica di crioconservazione messa a punto presso l’Ivalsa-Cnr, in collaborazione con il Centro sperimentale ortofloricolo “Po di Tramontana” di Veneto Agricoltura e con il National Center for Genetic Resources Preservation dell’Usda di Fort Collins (Colorado, Usa), è una procedura innovativa. Al riguardo Maurizio Lambardi dell’Ivalsa-Cnr, spiega: «Gemme dormienti di melo, prelevate direttamente da piante in campo durante la stagione invernale, quando hanno già acquisito una naturale resistenza al freddo, vengono mantenute a –5 °C in ambiente ventilato, fino a quando il loro contenuto in acqua non si riduce al 30%. A questo punto vengono raffreddate lentamente fino a –30°C e immerse in azoto liquido, dove possono essere ...
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