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Attualità - Articoli 2008 |
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Regno
Unito. In arrivo la crema che viene iniettata nel derma per stimolare
il rigetto dell’inchiostro 04.10.08 - “Un tatuaggio è per sempre”. O quasi, si potrebbe dire parafrasando un noto claim pubblicitario. Minuscoli e ben nascosti o vistosi e aggressivi, i disegni che moltissime persone - a prescindere da età e status sociale - si fanno imprimere sulla pelle, assecondando una moda imperante e spesso non ammettono ripensamenti. Una volta marchiata, l’epidermide diventa infatti più sensibile e rimuovere i fantasiosi tattoo non è semplice. Gennaro Spera, dermatologo del Cnr di Roma spiega: «Inizialmente il metodo più usato era, a parte l’intervento chirurgico, la dermoabrasione. Si “grattava” con un apposito strumento la parte dell’epidermide e del derma sede del tatuaggio e si applicavano poi dei sali per ottenere, per osmosi, la risalita del pigmento. Questa metodica però non assicura la totale asportazione e lascia, nella maggioranza dei casi, qualche cicatrice». Più efficace sembra essere il laser, ormai ampiamente usato in chirurgia estetica. «Il laser è una tecnica sicuramente meno cruenta: l’energia di emissione - che deve essere quanto più simile al colore che si vuole eliminare - frantuma i granuli di pigmento, e i frammenti residui vengono riassorbiti dall’organismo con l’intervento delle cellule macrofagiche», prosegue Spera e subito dopo aggiunge: «È altrettanto vero, però, che bisogna abbandonare l’idea miracolistica legata all’utilizzo di questa tecnica. Per un risultato soddisfacente, infatti, sono necessari ripetuti e costosi interventi, senza peraltro alcuna garanzia assoluta di successo»...
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