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Sacchetti di plastica addio:
per adesso solo per finta
28.12 - All'epoca era il governo Prodi quattro anni fa: il parlamento decideva
che dal 2010 scattasse il divieto progressivo di usare i sacchi per "l'asporto
di merci" di materiale non biodegradabile. La transizione sarebbe stata
anticipata da decreti attuativi (mai fatti). Nel dicembre 2009 si decise di
rimandare di un anno una norma inapplicabile. Norma inapplicabile allora come
oggi.
Secondo la Federazione gomma plastica, che raccoglie i produttori di manufatti
come i sacchetti, in Italia si usano "shopper" per 200mila tonnellate, con un
fatturato sugli 800 milioni di euro e 4mila dipendenti distribuiti in un
centinaio di fabbriche.
I produttori osservano che I sacchetti di plastica sono riciclabili per 65mila
tonnellate e che i costi stimati per cambiare i macchinari e adeguarli alla
plastica biodegradabile oscillano tra 30 e 50mila euro per impianto.
A oggi non ci sono i decreti applicativi, non ci sono le norme tecniche, non ci
sono le sanzioni. Non c'è niente. Non c'è alcun criterio neppure per stabilire
che cosa sia biodegradabile e cosa no. Tecnicamente anche il sacchetto di
plastica viene definito biodegradabile: basta mettersi d'accordo sui
tempi. Di più. Non ci sono state le sperimentazioni per le quali era stato
stanziato un miliardo di euro (è stato già speso oppure no e in quest'ultimo
caso dove è andato a finire?). Ci sono anche dubbi sui sacchetti d'importazione,
come aveva detto l'Unione europea quando aveva bocciato una normativa introdotta
dalla Francia.
A bocce ferme, oggi, negozianti, consumatori e produttori di sacchetti di
plastica e di carta non sanno cosa fare la settimana prossima. Dai supermercati
ai farmacisti ai fruttivendoli regna sovrana l'incertezza e l'ambiguità. Tutto
appare come una colossale finzione.
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