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Ambiente - 2009 |
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17.10.09 - L'eruzione di alcuni tipi di vulcani avviene con un numero esiguo di segnali che la precedono, e questo rende estremamente complesso allertare coloro che vivono nell'area interessata, recita una ricerca finanziata recentemente dall'Unione europea. Lo studio, pubblicato nella rivista Nature, è stato in parte finanziato dal progetto DEMONS (“Deciphering eruptions by modelling outputs of natural systems”), che ha ricevuto 1,4 milioni di euro dal Consiglio europeo della ricerca in riferimento al programma “Idee” del Settimo programma quadro (7° PQ). DI NORMA, LE ERUZIONI vulcaniche sono precedute da settimane - quando non da mesi - di segnali quali variazioni dell'attività sismica, emissioni gassose e mutamenti nella conformazione dello stesso vulcano. Tuttavia, l'eruzione del vulcano cileno Chaitén, avvenuta nei primi mesi del 2008, ha infranto queste regole. «L'eruzione è stata particolarmente significativa perché il vulcano è rimasto inattivo per ben 9.000 anni», ha spiegato il professor David Dingwell dell'Università Ludwig-Maximilian di Monaco (Germania). «Secondo le stime più attendibili l'ultima eruzione sarebbe avvenuta nel 7.240 a.C.». I primi segnali dell'imminente risveglio
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