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Ambiente,
energia e nucleare, la sindrome di “NIMBY” 02.02.08 - Il riscaldamento globale in atto sta scuotendo le coscienze di tutti i popoli del mondo. In molti Stati si è già avviata una mobilitazione per arginare un fenomeno che rappresenta una minaccia concreta per il futuro della razza umana. In altri lo choc positivo tarda a manifestarsi, in alcuni casi per “indolenza” della classe politica, in altri per scarsa informazione, in altri ancora per resistenza a modificare abitudini consolidate. In Italia il tema va affrontato a mio avviso sotto un ulteriore profilo. Da molti anni nel nostro Paese è in corso una divaricazione tra le affermazioni dei diritti e le assunzioni di responsabilità. Probabilmente il primo e più eclatante esempio della devastante dissociazione si è manifestato proprio in ambito ambientale. Nel 1987, con la schiacciante vittoria dei no al nucleare nel referendum, sotto la spinta emotiva della tragedia di Chernobyl, l’Italia abbandonò autolesionisticamente uno dei settori industriali più avanzati al mondo in cui eccelleva senza rendersi conto di aver contratto un virus. Quello della sindrome di NIMBY, per la quale il diritto all’approvvigionamento di energia elettrica si sgancia dal dovere di produrla trasferendone l’onere su altri. Gli effetti negativi di quell’opzione si propagano e si moltiplicano ancora. Coerenza infatti avrebbe voluto almeno che quella medesima stragrande maggioranza di cittadini che avevano detto no al nucleare, dichiarasse la propria insuperabile obiezione di coscienza. Testo completo in abbonamento con Heos.it redazione online Heos.it sito Ambiente. Notizie, articoli,news,interviste, rivista scientifica ambiente Heos.it
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